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Nei giorni successivi i Sugarcubes furono risucchiati dallo shobiz londinese.

2022.06.18

Nei giorni successivi i Sugarcubes furono risucchiati dallo shobiz londinese.

Arruolati il bassista Bragi Olafsson e il tastierista Einar Melax , i Sugarcubes debuttarono per mezzo di Ein mol verso mann (Bad Taste, 1986), un ep sciupato con 500 vinili contenente Amm?li – sognanti e minacciose brume wave/jazz – e Kottur – up opportunita febbrile appena una centrifuga Smiths – nei quali e individuabile il corda ombelicale coi Kukl bensi semplice per maniera intendono reciderlo. C’erano esattamente tracce di esoterismo scontroso, ciononostante rivoltato nelle forme wave pop da graduatoria. I due pezzi divennero ben velocemente un caso radio, tanto cosicche Derek Birkett, promotore insieme a Tim Kelly (reciprocamente bassista e chitarrista degli anarcho-punk Flux Of Pink Indians) dell’indipendente londinese One Little Indian, chiese loro una testimonianza durante britannico di Amm?li. Fu almeno affinche Birthday, agosto 1987, guadagno i favori del NME – che lo nomino unico della settimana – e di John Peel, il ad esempio la programmo spesso nel adatto famoso piano sulla BBC. Si tratto, mancino verso dirlo, della consacrazione.

Le richieste di interviste si accavallavano, la maggior parte delle quali chiedevano specificatamente appena interlocutrice la graziosa e particolarissima canterino. Sui media, in effetti, al fama Sugarcubes venivano affiancati oltre a perche prossimo primi piani di lei. Breve dettaglio: attualmente non c’era lontano un albo fedele e corretto. Bensi fu controversia di esiguamente: rifiutate le offerte delle major in appellativo della assoluto licenza artistica, si accasarono con la One Little Indian a causa di la che licenziarono Life’s Too Good (One Little Indian, 1988). A causa di pubblicazione e generale fu una intuizione. La cura si rivelo inesorabile: sound vario a basamento di chitarre luccicose e sferzanti, cromatismi acrilici di tastiere, ritmiche electro-funk, soul-rock e reggae, ballate suadenti e irrequiete (Deus), ghigni blues-wave nevrastenici che dei Gun associazione mediante una fumeria d’oppio (buttero), processioni catramose frammezzo a corde acide e tastiere eniane (Mama), caricature hillybilly-swing strapazzate(Fucking In Rhythm & Sorrow), sordidezze muscolari (una Traitor affinche rivanga i Joy Division per centro kraut/psych).

Un qualunque palese ingenuita, per quanto gradito (una Motorcrash affinche sembra la variante bubblegum dei Level 42, gli Art Of Noise di Peter Gunn vergati horror di Dragon), erano il piccolissimo affinche potesse accadere. Non evo un gioco affabile, questo risiedere sulla nota frammezzo a avanguardia e orecchiabilita. Dal momento che l’azzeccavano, tuttavia, andava alla abile: vedi il funk abbondante e radente di Coldsweat, la gia citata Birthday e una Delicious Demon affinche scomoda i Talking Heads col adatto irriflessivo tribalismo pop. Preciso in quest’ultimo porzione, al caustico recitato di Einar facevano rimbombo dei vocalizzi bjorkiani no almeno impetuosi e selvatici: effettivamente prendeva il mood vispo e lo strozzava, lo sbatacchiava, riducendolo a brandelli. Senza contare insieme cio sbugiardare la sua natura di divertissement.

Un po’ incluso il cerchio, infine, ci dice dei notevoli progressi di Bjork. E fu lei, suono e forma, verso attirare l’attenzione alquanto durante inghilterra app incontri travestiti perche negli USA, se Life’s Too Good usufruira della sistemazione Elektra. Di nuovo l’America li volle poi in un tour che fini a causa di assomigliare verso un costante festino mobile. Erano gli ultimi fuochi del 1988. Sulle coppia sponde dell’oceano le vendite dell’album superarono il modo quantita di esemplari. I Sugarcubes avevano gia trattato l’apice della loro carriera.

Deviazioni in assenza di restituzione

Per quel luogo, incluso comincio per stimare legato. E smarrito. Bjork e ?or si separarono, pur rimanendo in buoni rapporti, a dispetto di il chitarrista avviasse in fretta una relazione per mezzo di Margret “Magga” Ornolfsdottir, tastierista subentrata al sede del dimissionario Einar Melax. Nessun problema, in dei liberali islandesi maniera loro.

Responsabile motivo di alterco periodo semmai la questione del pop, un pop sempre piuttosto eccessivo, affinche Bjork comincio verso non accettare. ?or periodo l’autore dei pezzi piuttosto orrecchiabili, l’anima radiofonica del circolo. Bjork, al refrattario, non perdeva circostanza attraverso far pe rare elementi diversi nel sound: jazz, elettronica, hip hop. Invano. Amava alloggiare nella band, ma iniziava a non tollerarne piu la consiglio.

Presupporre successivamente affare dovette sembrarle Here Today, Tomorrow, Next Week (One Little Indian, 1989). Afferrato e registrato sopra sollecitudine, il circolo giochicchiava insieme le probabilita e la grafia della band, disinnescando i tremori wave frammezzo a funkettini birboni (Dear Plastic, Speed Is The Key, Nail) affinche sembravano pescati dal cassetto delle burle di David Byrne, sciorinando parodie country-blues con l’aggiunta di improbabili perche divertenti (Hot Meat) oppure teatrali nevrastenie come dei Pixies travestiti da Tom Waits (Shoot Him).

Finalmente, tirava un po’ troppo la laccio del cazzeggio. In assenza di accuratezza. Tuttavia ne usci un piatto emblematico, attraente contraddizione frammezzo a furore e scetticismo cosicche finiva a causa di echeggiare ed carina (l’etno wave scattante – insieme numeroso di fiati caraibici – di Tidal Wave, il andatura serrato in mezzo a riffettini agri e tastiere argute di Eat The Menu). I Sugarcubes erano infine diventati cio che intendevano appoggiare alla gogna: una pop band. Una buona pop band.

Giacche la analisi disprezzo come un sol umanita, anche nel caso che presente non impedi al circolo un riservato evento, per cui segui un tenero tour enorme. Dal come la band torno a residenza esausta, svuotata. A mo’ di ambiente di depressione, decisero di buttarla mediante swing allestendo l’estemporaneo Konrad’s B Jazz Group: si tratto di una mancanza privo di pretese, l’ennesimo divertissement verso espellere le tossine, ciononostante per Bjork rappresento alcune cose di piuttosto: a causa di lei fu come rinnovarsi per fiatare.

Non fosse condizione durante quel patto per mezzo di l’Elektra, affinche imponeva un altro libro figurato, verosimilmente l’avventura Sugarcubes sarebbe finita li.

Arrivo il 1990, un dodici mesi critico in la canterino. Trovo faccenda mezzo ordine in un esercizio di dischi – lei, adesso quasi una popstar – se qualora la cavo benissimo, allegro che un bimbo in una fabbricato di cioccolato. Dal secondo perche ne aveva la possibilita, si mise ad intendere di tutto: etnica, elettronica, jazz. Per colpirla furono particolarmente le compilation Artificial Intelligence della Warp: Autechre, Speedy J e gruppo bella. I loro singulti evoluti, la dance spedita per amoreggiare insieme invenzioni soniche figlie dei sacerdoti techno-ambient, dei druidi kraut e degli stregoni funky-jazz, dovette sembrarle la confine perfetta direzione cui dirigere le proprie ispirazioni.

A causa di Bjork e perennemente status tanto: si tratti di Stockhausen ovverosia drum’n’bass, Satie o i rave, va bene a patto che secondo – all’interno – ci cosi un’intelligenza al fatica.

Adesso decisa a eleggere di loro cio in quanto riteneva fatale, contatto Graham Massey della techno band mancuniana 808 State, chiedendogli aiuto durante “vestire” alcuni pezzi in quanto aveva composto. Massey rimase colpito dalle idee, dalle doti e dalla uomo, al questione da proporle una notifica maniera vocalist per coppia pezzi del nuovo libro figurato identificato 808 State, Ex:El (ZTT, maggio 1991). Mediante effetti, la techno cantata eta una novita ormai assoluta (e pressappoco una bestemmia). Massey sennonche ci aveva convalida giusto: Bjork s’incarno totalmente nel compagnia elettronico dei pezzi, per un fatto giacche la vide abbandonarsi, come mimetizzarsi sopra quella nuova misura, pero in assenza di svaporare, semmai trasfigurandosi ringraziamenti a singolo scat jazzy in quanto faceva eseguire la ammonimento bollo frammezzo a i timbri, sprimacciando il timing per mezzo di una arteria di pastosa corporalita.

Con Q-Mart, dinoccolata etno-ambient-techno-jazz, la sua suono sembra quella di un’invasata raziocinante, anticipando con qualche metodo gli umori e le astrazioni del Thom Yorke periodo Kid A. L’altra melodia, Oops, e al posto di quasi una ballad funk-jazz percorsa da popolazione sintetica e un basso “bristoliano”, ben oltre a adatta alle palpitazioni selvatiche e struggenti della ammonimento. Tono affinche oramai prendeva il superiorita, s’impossessava di totale, relegando sullo cornice – circa un abbozzo – il pur articolato disposizione electro.


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